Ecologia
ed economia. Abbiamo le idee confuse. Anche le nostre parole sono confuse.
Talmente confuse che pensiamo e agiamo come se Ecologia ed Economia fossero
cose tra loro opposte per loro stessa natura. Mi chiedo quale Demone ci abbia
raccontato e fatto credere che sia così. Queste due parole e i pezzi di mondo
da esse indicati, hanno nella radice la stessa parola: eco, che viene dal greco
oikòs e significa “ambiente” ma anche “casa”. Già questa cosa dovrebbe fare
riflettere. Nel caso dell'Economia abbiamo a che fare con una serie di regole,
leggi, norme, (da nomos) e sono “le leggi per governare la casa”, le leggi che
ci diamo come individui, come comunità. Nel caso dell'Ecologia abbiamo sempre a
che fare con la casa-ambiente, ma più in generale. Non abbiamo a che fare con
le sue leggi, che sono cosa umana, ma con un discorso, logos, più profondo, che
riguarda la natura della casa. Capire l'Ecologia è capire che la casa grande
che ci sta attorno e di cui solo delirando possiamo pensare di non fare parte,
ha un suo discorso interno, che va capito, non contrastato, tanto meno va
ignorato come se non esistesse.
Esistono
cose antiche ed immutabili, rispetto alle quali non ha veramente senso
contrapporre discorsi sulla ricchezza, sulla crescita, come se le cose
potessero stare sullo stesso piano. Il modo che ha l’acqua di scendere è una
verità eterna, c’è poco da ragionarci. È anche semplice da vedere, se vogliamo.
Fa parte di quel discorso interno ed eterno della natura rispetto al quale non
ha senso distrarsi. Quanto può essere idiota continuare a pianificare e
edificare come se così non fosse? Una volta ho letto una storia bellissima a
proposito dell’evoluzione: la prateria e i grandi erbivori si sono evoluti
insieme. Hanno bisogni reciproci, e attorno a questi bisogni si sono formati.
L’erba cresce bene se qualcosa compatta la zolla con la pressione, se concima,
se la tiene bassa e le consente di ricrescere continuamente. I grandi erbivori
non c’è manco bisogno di dirlo quanto abbiano bisogno dell’erba. Il “logos” di
quella casa, di quell’ "oikòs" che è la prateria, è questo legame
indissolubile tra il terreno e chi ci vive sopra.
Tra
alberi e declivi c’è lo stesso logos.
Tra
nuvole e vie d’acqua, anche.
Tra
noi e la nostra casa non c’è più nessun logos, invece. Ma è solo perché ne
siamo usciti e non lo sentiamo più. Perché le cose continuano a funzionare come
hanno sempre fatto: l’erba rispetto agli zoccoli, gli alberi rispetto al
terreno, i torrenti rispetto alle nuvole. Il lògos è ancora lì che esiste, che
tiene insieme le cose. Noi pensiamo che sia sufficiente farci le leggi da soli,
nòmos, per governarci la casa come ci pare. Poi arriva il momento in cui il
lògos si manifesta e le case se le porta via con quelli che ci sono dentro. E
noi a piangere i morti e a dire di chi è la colpa.
La
colpa è in una perdita. La colpa è aver cambiato lingua pensando che cambiare
volesse dire dimenticare quello che già sapevamo: cosa è che lega tra loro gli
alberi e il declivio, l’erba e lo zoccolo, il torrente e la nuvola, e tutte e
sei queste cose con noi.

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