lunedì 7 luglio 2014

L'estate era alla fine. Si stava spegnendo, come luce, come caldo, come caos in giro per terra e per mare. Ed era ancora una meraviglia. Il Mediterraneo è un'isola liquida e le sue isole di terra e roccia sono come immense città. Il mare di quest'isola è il mondo, il vecchio mondo. Asia, Africa, Europa. Tre oceani su cui trovi di tutto, su cui è successo tutto. Con le loro onde e le loro correnti hanno portato su quella grande isola azzurra tutta la civiltà di cui sono state capaci. E il Mediterraneo le ha ricambiate, permettendo loro di non perdersi, di restare unite a respirare quando ce n'era bisogno, di continuare a guardarsi negli occhi anche quando era difficile, anche nei momenti d'odio. Anche oggi, che la vita e la morte continuano a prendersi a coltellate tra l'Africa e la Sicilia, tra l'Africa e la Spagna. Questa madre, quest'isola immensa fatta di acqua e relitti di ogni tempo, si racconta volentieri in ogni stagione. Alla fine dell'estate la sua sembra una voce stanca su un viso sorridente. La vita tutto intorno brucia, mentre il Mediterraneo inizia a prepararsi per la notte, per i sogni, per le tempeste di grandine sul mare. Per l'inverno, che ancora è lontano ma arriverà. L'odore di certe piante e i primi soffi freschi dopo mesi di calura lo ricordano a tutti: inizia un altro giro. Si vive.

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