Ho sempre pensato di Halloween
tutto il male possibile, rifiutando questa manifestazione di sudditanza
culturale, questa intrusione nelle tradizioni secolari della nostra regione e
della nostra nazione, questo scimmiottamento di usanze angloamericane, veicolo,
tra l’altro, di speculazioni commerciali di bassa lega, che producono frotte di
bambini e di adulti invasati, tutti a comprarsi gli stessi cappelli, gli stessi
denti finti, le stesse asce insanguinate ecc. Ho sempre pensato questo fino a
stamattina, quando improvvisamente mi sono accorto di avere cambiato idea, e mi
sono ricordato –non me lo ricordo mai abbastanza- che le cose sono sempre più
sfaccettate di ogni descrizione che siamo portati a darcene. Stamattina ho
visto dei bambini, tutt'altro –posso assicurare- che lobotomizzati dalla
televisione o rincoglioniti da Nintendo e affini, prepararsi per andare in giro
per il vicinato a bussare alle porte per fare “dolcetto o scherzetto”, con lo
stesso entusiasmo con cui io, alla loro età, aspettavo la collana di castagne e
mele che mia zia, o mia nonna, o mia mamma, preparavano a me e agli altri
monelli della famiglia e del clan-vicinato. E mi è venuto in mente che quella
di Halloween somiglia all'effetto di un’invasione barbarica, da intendere in
senso positivo. Ho pensato alla vitalità di quei popoli rozzi e affamati che
nei primi sette-otto secoli dell’era cristiana, hanno prima pressato, poi
abbattuto, poi sostituito o rivitalizzato i pilastri di una civiltà per certi
aspetti crollata sotto il peso stesso della sua opulenza e delle sue ambizioni.
Quindi il termine “barbarico” mi è apparso con tutta la sua carica di
positività, contrapposto al termine che sempre più spesso mi viene da associare
alla nostra cultura nazionale: obsolescenza. Un altro pensiero si è associato a
questo, con una certa naturalezza: sono milioni di anni che gli ominidi prima,
gli uomini poi, oltre a scannarsi reciprocamente ogni tanto si scambiano anche
le idee, in modo che, dopo lo scambio entrambe le parti sono più ricche di prima
(cosa che non succede con le mele, che se io e te abbiamo una mela a testa e ce
la scambiamo alla fine abbiamo sempre una mela a testa); e ho pensato che
nessuna cultura può illudersi di sopravvivere a lungo rimanendo per sempre
uguale a se stessa, ficcandosi in un vicolo cieco evolutivo per non avere
azzeccato il giusto mix tra conservazione e innovazione. E forse Halloween (con
tutto il male che per certi aspetti si può continuare a pensarne) è soprattutto
questo: un’idea arrivata da fuori, che per le mutate condizioni sul terreno
ospite, sostituisce col tempo idee preesistenti che nel frattempo si erano
avvizzite. A me dispiace che si vedano meno collane di castagne di quanto se ne
vedessero trentacinque anni fa, quando io avevo appena sei anni, ma in fondo
non sono obiettivo e quello che mi dispiace di più in realtà, è il fatto che
(ok, certo, molto ma molto lentamente), sto invecchiando anch'io. La festa che
c’era stasera, nella piazza più centrale del Centro Storico di La Maddalena
(Piazza Garibaldi) era un’accozzaglia di musiche diversissime tra loro: musica
disco con sottofondi vagamente gotici, melodie pseudo celtiche, canti
gregoriani con sottofondo di percussioni elettroniche, e alla fine anche una
versione classicissima del notturno n° 2 di Chopin (ma non mi ha fatto
l’effetto struggente che mi fece la scena della discoteca quando vidi “La Voce
della Luna”, un po’ di annetti fa). I ragazzi (perché era una festa di ragazzi,
e di bambini) tutti vestiti di nero o viola, truccati per sembrare morti o sporchi
di sangue, erano lì che davano una mano ad arrostire castagne o a preparare
mele caramellate, o a cambiare cd alla consolle, oppure –soprattutto i bambini-
se la facevano di corsa da un negozio all'altro a dire “dolcetto o scherzetto”
e a caricarsi di dolci, qualcuno tenendo al collo la propria collana di
castagne. (Solo per inciso: sarò stato distratto, ma non ho visto circolare una
sola birra, non ho visto nessuno azzuffarsi o infastidire qualcun altro, e
posso dire che in mezzo a tutti quegli zombie, e a quelle spose cadavere mi
sono divertito anche io, cosa che non sempre mi riesce di fare in mezzo ai
nostri tradizionalissimi e noiosissimi carnevali, dove molti adolescenti sono
già ubriachi da stare male alle quattro del pomeriggio)
Infine un ultimo pensiero, su uno
degli argomenti che ho sempre usato per giustificare la mia avversione ad
Halloween: le tradizioni sono importanti. Le tradizioni in realtà sono
un’illusione ottica: sono la proiezione di certi atti familiari sullo sfondo del
passato da cui sentiamo di provenire. Finché le viviamo e le sentiamo
familiari, però, ci possiamo anche dimenticare di chiamarle “tradizioni”; mi
viene male, per esempio, dire che il pranzo di Natale in famiglia è una
tradizione: il pranzo di Natale è il pranzo di Natale e basta, e a chiamarlo
“tradizione” mi sembra di fare un’operazione un po’ pallosa e comunque
superflua. Piuttosto, le chiamiamo tradizioni quando ci sembra che con quel
passato abbiano una certa somiglianza, mentre il presente e quello stesso
passato non si somigliano più così tanto.
È allora che le tradizioni
diventano il reparto di rianimazione tramite cui tentiamo di non lasciare
andare via qualcosa che in realtà vorrebbe andarsene, ma di cui non abbiamo
ancora imparato a fare a meno.
Ecco, forse Halloween può servire
a illuminare quel mix fra tradizione e innovazione di cui parlavo prima: perché
è già qui, perché chi è più giovane lo sente familiare, perché quello che era
familiare per i bambini di trenta o quarant’anni fa sa ora di bianco e nero,
perché contempla l’uso di castagne e papassini accanto o al posto di dolciumi
di matrice anglofona. E soprattutto perché c’è qualcuno che ne ha voglia e lo
aspetta, ed è capace di divertire, mentre altre tradizioni non divertono più e
non c’è più nessuno che le aspetta per viverle; anche se non mi è chiaro quale
di queste due cose sia un effetto dell’altra.
p.s. la nota ha un paio d'anni
ormai, è del 2010, ma rispetto ai tempi lunghi dei cambiamenti culturali è
comunque appena nata, specie se questi cambiamenti riguardano l'Italia. [LR]