lunedì 27 gennaio 2014
lunedì 6 gennaio 2014
L'ISOLA CHE CI SAREBBE
Molto ma molto probabilmente, anche questa volta la Città di La Maddalena non eleggerà neanche mezzo consigliere regionale. È come una maledizione, come la Coppa dei Campioni per la Juve, come il festival di San Remo per Toto Cutugno.
Per quello che so, l’ultimo maddalenino a sedersi sui banchi del Parlamento sardo è stato Sebastiano Azara, eletto varie volte tra il 1957 e il 1969.
Poi, basta.
Un po’ di numeri: i comuni sardi sono 377. I consiglieri regionali erano circa 80 e ora diventeranno mi pare 60. Se la rappresentanza fosse “una testa, un seggio”, a ogni giro solo un quinto dei comuni verrebbe rappresentato. In realtà non è così e i comuni con popolazione più numerosa hanno tendenzialmente più chances di eleggere un loro rappresentante a Cagliari.
La Maddalena, nell’elenco dei comuni sardi considerati per popolazione, oscilla tra il 25° e il 22° posto; il fenomeno è dovuto ad un errore nelle operazioni dell’ultimo censimento, che sta per essere emendato. La sostanza però non cambia: basta scorrere l’elenco e vedere quanto comuni di grandezza simile o molto più piccoli hanno avuto in questi anni almeno un rappresentante in Consiglio: Sorgono, Muravera, Sanluri, Tempio, Arzachena, Fonni, Dorgali, Berchidda, Samugheo, ecc.
Tra le tante ragioni in grado di spiegare questo stato di cose, due mi sembrano rilevanti e sono entrambe legate alla condizione di insularità della Città.
La Maddalena, pur essendo relativamente popolosa, non fa rete. La sua rete di relazioni con il resto del territorio passa per il mare, e in questo passaggio le maglie perdono in parte la loro vitalità. Chi vive sulla terraferma forse non coglie a fondo questa particolarità. Purtroppo chi vive su un’isola la coglie anche meno. Un paese più piccolo, ma al centro di una rete stabile di relazioni, collegamenti, scambi, strade, passaggi ecc, ha potenzialità elettorali decisamente maggiori. Per non parlare di quelle pre-elettorali.
Tecnicamente sarebbe anche semplice risolvere il problema. Basterebbe presentare uno, al massimo due candidati, e le possibilità aumenterebbero enormemente. Ma qui interviene il secondo fenomeno: la frammentazione. Qualcuno, non necessariamente Carlo V, avrebbe detto dei Sardi che siamo “pocos, locos y mal unidos”. La stessa diceria circola sui maddalenini. Il bello- si fa per dire- è che circola anche tra i maddalenini, consapevoli a quanto pare della propria cronica lacerazione. Verrebbe da tirare in ballo un termine ingombrante: identità. È una parola grossa; da Parmenide in poi ci sono impazziti tutti. A me viene da dire solo questo: è come se l’identità, qualunque cosa sia, si manifestasse in termini di unità di una popolazione tanto più quanto più questa ha a che fare con un “altro”, un “prossimo”, un intorno popolato di simili e intrecciato di relazioni. Viceversa, quanto più il confine, l’interfaccia, l’orizzonte, si presenta vuoto (vuoto di amici e vuoto di nemici), tanto più chi sta dentro quel confine è portato a non prenderlo in considerazione e a dargli le spalle, rivolgendosi ai propri concittadini come se il mondo finisse lì, e cercando lì le ragioni per dividersi. Credo valga per La Maddalena ma anche per la Sardegna intera. Il risultato è che, ad ogni tornata elettorale, i partiti e i movimenti (quelli nazionali e quelli locali) riescono a farsi indicare un candidato di La Maddalena che puntualmente non viene eletto, poiché deve dividersi un bacino elettorale di circa 8000 voti con altri cinque o sei candidati. Anche qui, mi viene in mente che lo stesso fenomeno è oggetto di lamentela da parte degli indipendentisti nei confronti dei partiti “italiani”.
Per chiudere: io non so quanti candidati esprimerà La Maddalena alle prossime regionali. Circolano alcuni nomi, gente di destra, di sinistra, di centro, dei movimenti. Ovviamente non farò qui nessuno dei nomi che ho sentito, fino a che non saranno ufficializzati.
Mi basta aver detto che è sulla rete che si deve lavorare, alla ricerca di una nuova idea di territorio e di un nuovo linguaggio, forse, che parli meno di unità e più, magari, di integrazione; meno di “cose” e più di “relazioni”.
In culo alla balena.
sabato 4 gennaio 2014
LA SPIAGGIA ROSA DI FANTOZZI
Non ho voglia di ripetere cose che ho già scritto. Vi rimando a questo link:
Riassumo e basta, molto brevemente: l’isola di Budelli, quella della Spiaggia Rosa, è stata acquistata all’asta da un miliardario neozelandese. Prima era di una società fallita. Prima ancora era di altri e così via fino alla notte dei tempi. Budelli non è mai stata pubblica da quando esiste l’Italia. Però è protetta da mille vincoli e su di essa nulla può essere costruito. Nulla. È chiaro?
La parte costiera poi, compresa la Spiaggia Rosa, è già pubblica e non era in discussione alcuna privatizzazione. Quindi il miliardario ha comprato 160 ettari di macchia come ce ne sono tanti in Sardegna.
Il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ha deciso però di intervenire e di farsi regalare l’isola con 3 milioni di Euro pubblici.
Fino a qui avevo già detto nel post linkato sopra. Era il 5 novembre 2013.
Poi è successo che: si è mosso Pecoraro Scanio, Alfonso Pecoraro Scanio. Ha fatto una raccolta di firme e una campagna di stampa ingannevoli, che hanno portato circa 90.000 persone (100.000 per la Questura, 120.000 per la Juve) a firmare perché Budelli non venisse svenduta e privatizzata.
Maddeghè?
90.000 persone hanno abboccato in buona fede firmando un appello falso: che Budelli restasse pubblica. Budelli non poteva restare pubblica perché non lo era mai stata. Al massimo poteva diventarlo.
La normativa sui tagli alla spesa pubblica però prevede che la Pubblica Amministrazione non possa acquistare terreni e immobili da privati.
Quindi serviva un’eccezione, una deroga, una manovra all’italiana.
È così successo che la Commissione Ambiente del Senato, su pressione di SEL, di certa stampa da mulino bianco e della lobby verde, ha deciso di stanziare 3 milioni di Euro per consentire al Parco di regalarsi un’isola. Di fronte a tale delirio c’è stata la reazione indignata del Comune di La Maddalena, di Federparchi (no, dico, Federparchi), del FAI e di Legambiente, che reputano inutile spendere soldi per 160 ettari di campagna già tutelati e ritengono quei tre milioni meglio spendibili in altre cose.
La Commissione Ambiente della Camera li ha ascoltati e ha ribaltato lo scenario cassando l‘acquisto di Budelli e destinando quei soldi per metà alle bonifiche nell’ex Arsenale e per metà ad altre aree protette della Sardegna.
Sembrava tutto a posto.
Poi è arrivato Boccia, uno che ha il cognome che si merita. La Commissione Bilancio della Camera, da lui presieduta, ha ri-ribaltato la frittata tornando allo scenario precedente: il Parco può comprarsi Budelli.
Alla faccia delle bonifiche nell’Ex Arsenale di La Maddalena inquinato dallo Stato (Ministero della Difesa) per quasi un secolo e depredato da fornitori dello Stato (la Cricca del G8) che dovevano risolvere un problema e l’hanno aggravato. Alla faccia della fatica a reperire i fondi mancanti per completare l’opera di pulizia. Alla faccia delle urgenze nella tutela ambientale in tutta la Sardegna, tra assetto idrogeologico, lotta agli incendi, desertificazione, scomparsa di specie ecc. Alla faccia della serietà.
Di tutte le cose che si diranno sull’affaire Budelli, una vorrei restasse ben impressa nella testa di chiunque: da oggi nessuno potrà più dire che il Parco Nazionale faccia gli interessi della comunità maddalenina e, più in generale, dei sardi. Tre milioni di euro, destinati almeno in parte alle Bonifiche nell’Ex Arsenale militare, sono stati dirottati per consentire l’acquisto di un pezzo di campagna più protetto dell’Area 51. Questo significa che, in questa Italia, un capriccio irrazionale conta più dell’urgenza di ripulire un sito da sostanze inquinanti e renderlo finalmente fruibile per fini turistici, e per far girare un po’ l’economia della Gallura.
Parco e Comune a La Maddalena fanno scintille da sempre e il colore politico non c’entra. Non c’è mai entrato una mazza. Il dramma di questo rapporto assurdo tra enti pubblici è tutto nei principi, nell’architettura giuridica che sorregge il Parco. Questo ente -oggi è definitivamente dimostrato- può desiderare e ottenere dallo Stato cose che vanno nettamente contro gli interessi vitali della comunità locale.
Ricordo a tutti che senza bonifiche le opere realizzate per il G8 non potranno essere utilizzate da nessuno e continueranno a marcire come stanno già facendo, con grande scandalo della stessa stampa che, non capendo bene come stanno le cose, ha difeso l’acquisto di Budelli come se fosse una cosa intelligente.
Il Parlamento, dal canto suo, ha dimostrato ancora una volta che molti dei suoi membri prendono decisioni senza capire nulla delle cose che votano, senza approfondire e senza preoccuparsi di danneggiare le comunità locali che invece dovrebbero difendere.
Un’ultima riflessione la vorrei dedicare al mio ex partito, il PD. Questo minestrone di incapacità in cui annaspano molte persone perbene è riuscito, nella persona di certi suoi parlamentari sardi e non -contattati per l’occasione- a negarsi (si dice così quando cerchi qualcuno e questo fa finta di non essere in casa?) di fronte alle richieste di dialogo da parte del Comune e di molti suoi iscritti. Hanno preferito quasi tutti dare ascolto alle pressioni esercitate da Repubblica, che ormai è l’organo del Partito (credo che Silvio Lai sarà d’accordo con me).
Il PD ha dimostrato ancora una volta di essere un partito che col territorio non ha nulla a che fare, ma che con le lobbies si intende benissimo, il che non è neanche illegale; è solo demenziale.
Si, demenziale; perché il PD è quello stesso partito che poi i voti non li va a chiedere solo alle lobbies, ma li chiede alle comunità, ai militanti, ai dirigenti. Salvo poi ricordarsi di ascoltare solo la pancia delle lobbies facendo finta che al territorio è meglio non rispondere e non dare troppe spiegazioni.
Fantozzi, a questi, gli fa un baffo.
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