Molto ma molto probabilmente, anche questa volta la Città di La Maddalena non eleggerà neanche mezzo consigliere regionale. È come una maledizione, come la Coppa dei Campioni per la Juve, come il festival di San Remo per Toto Cutugno.
Per quello che so, l’ultimo maddalenino a sedersi sui banchi del Parlamento sardo è stato Sebastiano Azara, eletto varie volte tra il 1957 e il 1969.
Poi, basta.
Un po’ di numeri: i comuni sardi sono 377. I consiglieri regionali erano circa 80 e ora diventeranno mi pare 60. Se la rappresentanza fosse “una testa, un seggio”, a ogni giro solo un quinto dei comuni verrebbe rappresentato. In realtà non è così e i comuni con popolazione più numerosa hanno tendenzialmente più chances di eleggere un loro rappresentante a Cagliari.
La Maddalena, nell’elenco dei comuni sardi considerati per popolazione, oscilla tra il 25° e il 22° posto; il fenomeno è dovuto ad un errore nelle operazioni dell’ultimo censimento, che sta per essere emendato. La sostanza però non cambia: basta scorrere l’elenco e vedere quanto comuni di grandezza simile o molto più piccoli hanno avuto in questi anni almeno un rappresentante in Consiglio: Sorgono, Muravera, Sanluri, Tempio, Arzachena, Fonni, Dorgali, Berchidda, Samugheo, ecc.
Tra le tante ragioni in grado di spiegare questo stato di cose, due mi sembrano rilevanti e sono entrambe legate alla condizione di insularità della Città.
La Maddalena, pur essendo relativamente popolosa, non fa rete. La sua rete di relazioni con il resto del territorio passa per il mare, e in questo passaggio le maglie perdono in parte la loro vitalità. Chi vive sulla terraferma forse non coglie a fondo questa particolarità. Purtroppo chi vive su un’isola la coglie anche meno. Un paese più piccolo, ma al centro di una rete stabile di relazioni, collegamenti, scambi, strade, passaggi ecc, ha potenzialità elettorali decisamente maggiori. Per non parlare di quelle pre-elettorali.
Tecnicamente sarebbe anche semplice risolvere il problema. Basterebbe presentare uno, al massimo due candidati, e le possibilità aumenterebbero enormemente. Ma qui interviene il secondo fenomeno: la frammentazione. Qualcuno, non necessariamente Carlo V, avrebbe detto dei Sardi che siamo “pocos, locos y mal unidos”. La stessa diceria circola sui maddalenini. Il bello- si fa per dire- è che circola anche tra i maddalenini, consapevoli a quanto pare della propria cronica lacerazione. Verrebbe da tirare in ballo un termine ingombrante: identità. È una parola grossa; da Parmenide in poi ci sono impazziti tutti. A me viene da dire solo questo: è come se l’identità, qualunque cosa sia, si manifestasse in termini di unità di una popolazione tanto più quanto più questa ha a che fare con un “altro”, un “prossimo”, un intorno popolato di simili e intrecciato di relazioni. Viceversa, quanto più il confine, l’interfaccia, l’orizzonte, si presenta vuoto (vuoto di amici e vuoto di nemici), tanto più chi sta dentro quel confine è portato a non prenderlo in considerazione e a dargli le spalle, rivolgendosi ai propri concittadini come se il mondo finisse lì, e cercando lì le ragioni per dividersi. Credo valga per La Maddalena ma anche per la Sardegna intera. Il risultato è che, ad ogni tornata elettorale, i partiti e i movimenti (quelli nazionali e quelli locali) riescono a farsi indicare un candidato di La Maddalena che puntualmente non viene eletto, poiché deve dividersi un bacino elettorale di circa 8000 voti con altri cinque o sei candidati. Anche qui, mi viene in mente che lo stesso fenomeno è oggetto di lamentela da parte degli indipendentisti nei confronti dei partiti “italiani”.
Per chiudere: io non so quanti candidati esprimerà La Maddalena alle prossime regionali. Circolano alcuni nomi, gente di destra, di sinistra, di centro, dei movimenti. Ovviamente non farò qui nessuno dei nomi che ho sentito, fino a che non saranno ufficializzati.
Mi basta aver detto che è sulla rete che si deve lavorare, alla ricerca di una nuova idea di territorio e di un nuovo linguaggio, forse, che parli meno di unità e più, magari, di integrazione; meno di “cose” e più di “relazioni”.
In culo alla balena.
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