venerdì 18 aprile 2014

Tre libri

Cedo spesso alla tentazione di classificare, nel senso di fare classifiche, scegliendo cosa vale di più, cosa è più indispensabile.
È una cosa che non riguarda le persone, al massimo solo i personaggi, gli artisti, i politici.
È una cosa che faccio per i film e le canzoni. Rimane tra me e me, perché sono consapevole della vanità dell’esercizio. Non è veritiero, non è tecnicamente valido, non sposta i gusti di nessun pubblico. È solo un modo come un altro per non perdere l’orientamento, scegliendo i miei personali riferimenti, intanto che si va.
Lo faccio anche con i libri.
Sono un lettore disordinato e inaffidabile. Fraintendo, non colgo, sovrainterpreto, mi fisso, dimentico. E spesso non capisco quello che altri sembrano capire, leggendo.
Leggo abbastanza, da sempre, e leggo di tutto.
Però ci sono tre libri (più uno), che leggerei ancora tante volte, per come sono stati capaci di entrare e farsi posto, per le immagini che mi hanno regalato, per le domande che mi hanno provocato, per i colori che ho visto tra quelle pagine e che non dimenticherò mai.
Il (più uno) è la Divina Commedia. Un oggetto talmente vasto e ramificato che faccio fatica a considerarlo un libro. Mi ci perdo da sempre e non ho voglia di trovare l’uscita.
Poi ci sono gli altri tre.
Li ho scoperti tutti prima dell’Università, tra i diciassette e i diciotto anni. E poi li ho riletti altre volte, due, tre, cinque, fino a oggi.
Il Nome della Rosa. Anticipa Internet, quel libro. È una storia fatta di storie di libri. È un trattato sulle parole e sulla chimica che le lega e consente loro di sostituirsi al mondo, a volte con esiti letali. E dopo che l’hai letto vedi medioevo dappertutto, e ti rendi conto che l’Italia dal Medioevo non è mai uscita, e non è del tutto un male.
Il Maestro e Margherita. Parla del bene e del male e lo fa con una leggerezza che rischi di innamorarti del male e di rifiutare ogni discorso sul bene e ogni lusinga della ragione. E poi parla dell’amore e del tempo. E ti dispiace che finito il libro il tempo tornerà ad essere quello che è, ti dispiace di non essere il Diavolo, ti dispiace che si debba morire per essere felici.
E poi c’è IL romanzo. Cent’anni di solitudine.
Non ricordo bene, ma potrebbe essere stato il primo romanzo vero della mia vita. Ed è stato un problema. Perché dopo aver letto quello mi ero fatto l’idea che fosse normale trovare libri così.
Invece libri così non ne ho trovato mai.
Ne ho trovato altri, per fortuna, come quelli che dicevo prima.
Ma così, con quella bellezza bruciante, mai.
Ci sono immagini, in quel libro, che mi passano ancora davanti a distanza di anni. All’improvviso, mentre sto facendo un lavoro qualsiasi, o mentre faccio la spesa o parlo con qualcuno. Immagini partorite da qualche boscaglia tropicale, in qualche rito Vudù, sulla sponda di qualche ansa di fiume torbido e pieno di pesci. Da qualche frutto colorato e pieno di zucchero o veleno o entrambe le cose. Dalle pieghe di qualche zanzariera mezzo seccata dal sole, sulla finestra di qualche casa rovente, dove qualcuno approfitta del filo d’aria che la rende vivibile per spogliarsi e fare l’amore mentre fuori il caldo sbianca e sterilizza ogni cosa.
C’è quell’immagine del dottore che vanifica il suicidio del Colonnello Buendia, facendogli un cerchio con la tintura di iodio su un punto del petto, dopo che quello gli aveva chiesto dove fosse il cuore. Il Colonnello voleva morire e il dottore lo sapeva. Allora gli aveva indicato l’unico punto del suo torace da cui una pallottola avrebbe potuto entrare e passare dall’altra parte senza danneggiare centri vitali. Lo aveva definito il suo capolavoro.
O la storia del ruscello di sangue che attraversa il paese dopo la morte misteriosa di Josè Arcadio, la puzza di polvere da sparo che anche dopo anni continua a ammorbare l’aria e Rebeca, che non appena portarono via il cadavere “sbarrò le porte della sua casa e si seppellì viva, chiusa in una grossa crosta di sdegno che nessuna tentazione terrena riuscì a infrangere. Uscì in strada una volta sola, già assai vecchia, con delle scarpe color argento antico e un cappello a fiorellini, all'epoca in cui passò per il villaggio l'Ebreo Errante che provocò un calore così intenso che gli uccelli sfondavano le reticelle delle finestre e venivano a morire nelle stanze”.
Il personaggio più clamoroso però è Ursula. La madre, il filo rosso, quella che mette al mondo la famiglia, la controlla e le fa da perno, da palo per la catena, da orizzonte, fino alla fine. I cent’anni di solitudine sono i centoquindici o centoventidue di Ursula, di cui Marquez scrive questa cosa, che io non dimenticherò: “Giunse a mescolare in modo tale il passato col presente, che nelle due o tre ventate di lucidità che ebbe prima di morire, nessuno seppe con sicurezza se parlava di quello che sentiva o di quello che ricordava. A poco a poco si andò rattrappendo, fetizzando, mummificando da viva, fino al punto che nei suoi ultimi mesi era una prugnetta secca sperduta dentro il camicione, e il braccio sempre levato finì per sembrare la zampa di una scimmia. Rimaneva immobile per parecchi giorni, e Santa Sofia de la Piedad doveva scuoterla per convincersi che fosse viva, e se la metteva in grembo per alimentarla con cucchiainate di acqua e zucchero. Sembrava una vecchia appena nata”.
Vale la pena vivere anche solo per provare a scrivere, sognando, solo sognando, di riuscire un giorno a scrivere delle cose così.

martedì 8 aprile 2014

Più un vicolo è stretto

Più un vicolo è stretto, più è duro il materiale di cui sono fatte
le sue case, più è deserto e più forte si sente il passo di chi lo
percorre, specie se alla svelta.
Alina aveva chiuso la porta di casa e si era diretta dove le era
stato indicato. Conosceva bene il centro storico. Lei era uno
dei nuovi abitanti. Molti dei vecchi cittadini isolani invece,
ormai consideravano il centro poco più che un’astrazione
abitata da ricchi, da fantasmi e da sconosciuti. Oltre che da
stranieri.
Una delle tante rivincite che il mare si concede. Come se
dicesse agli uomini: io vi lascio liberi di fondare un paese sulle
mie rive, ma vi sia chiaro che il cuore del paese è mio e me lo
riprendo quando voglio. [Luca Ronchi-Mistral bleu]

giovedì 3 aprile 2014

Sono Stato io

Provo a spiegare, innanzitutto a me stesso, cosa ci facevo dalla parte del torto.
Ero tra quelli che il primo giorno di aprile (l’altro ieri) hanno deciso di stare davanti alle ruspe e alle forze dell’ordine chiamate dalla Procura di Tempio per demolire alcune case abusive.
L’abuso è un reato e la legge lo punisce. Il rispetto della legge è garanzia per tutti noi che vogliamo vivere in una società. Chi ostacola il corso della legge rischia di pagarne le conseguenze. Io non ho mai commesso abusi e anzi, sto diventando matto per delle piccole modifiche interne che voglio eseguire in piena regola dentro una casa regolare in zona massimamente edificabile.
Eppure, nonostante tutto, mi sono messo dalla parte del torto, lucidamente.
Ero lì anche per lavoro, certo, però nel mio lavoro non mi hanno mai obbligato a fare cose contro coscienza, tanto meno a commettere reati. Anzi.
E non ero lì neanche perché speravo di risolvere chissà cosa, visto che le sentenze sono passate in giudicato, e nemmeno avevo intenzione di farmi arrestare o di farmi spaccare la testa da qualche manganello.
Ma allora, che cazzo ci facevo lì?
Ero finito in una zona grigia, ecco cosa ci facevo.
In una zona in cui, qualunque cosa si pensi da lontano, affidandosi alle regole e alle proprie convinzioni, prima o poi ognuno di noi rischia di finire con un piede, fino al ginocchio o fino al collo e oltre. Nonostante le regole e le convinzioni.
Perché la vita non è perfetta e il bianco e il nero non sono quasi mai separati e accostati in modo pulito e drastico. Esiste anche il grigio. Ieri, ad esempio, c’era il bianco, c’era il nero e c’era tantissimo grigio: ieri lo Stato ha fronteggiato lo Stato. E lo Stato, secondo me, è il luogo del grigio per eccellenza. Perché lo Stato erano le forze dell’ordine e lo Stato era il Consiglio comunale andato lì a parlare e a rappresentare un’esigenza di ulteriore approfondimento per una questione dolorosa e intricata. Ma lo Stato è anche altro, ben altro.
Lo Stato, qui a La Maddalena, è il Governo Andreotti che nel 1972 lasciò insediare in queste isole una base Americana senza l’avallo del Parlamento, ed è il Governo Berlusconi, che con i Ministri Martino e Fini salutò come un successo la chiusura di quella Base.
Lo Stato è il Governo Prodi, che nel 2007 insieme alla Giunta Soru decise di organizzare qui il G8, per risarcire questa comunità del brusco peggioramento economico e della perdita di quel presidio scomodo, pericoloso e remunerativo, ospitato per 35 anni col massimo della disponibilità.
Lo Stato è ancora il Governo Berlusconi, che ha mandato qui i ladri della Cricca con le procedure straordinarie previste per il G8, coprendo tutto col segreto di Stato per poter rubare meglio, e che alla fine ha spostato il G8 in Abruzzo lasciando questo territorio con una mano davanti e una dietro.
Lo Stato qui è la Marina Militare, che dà lavoro da secoli e contemporaneamente ha inquinato in modo gravissimo, dopo averlo abbandonato, un sito di importanza vitale: l’Ex Arsenale Militare, fermo per questo dal 2009.
Lo Stato dunque è quell’entità che ha inquinato, ha chiamato a pulire alcuni compari che oggi sono sotto processo per le mancate bonifiche, e poi si è defilato lasciando Comune e Regione a risolvere da soli un problema gravissimo che non avevano creato.
Lo Stato è anche quello che non ha finito di pagare le ditte che hanno lavorato in quei cantieri, o che si è limitato a pagare i pesci grossi (Anemone), lasciando i subappaltatori a pane e acqua.
Lo Stato è quello che chiede ai subappaltatori danneggiati il pagamento delle tasse.
Lo Stato è anche quella serie di governi che attraverso condoni edilizi hanno perdonato ed educato all’abuso generazioni di italiani. L’ultimo è stato il Governo Berlusconi, ma prima di lui molti avevano fatto lo stesso.
Lo Stato è quello che ha calato qui un Parco Nazionale progettato (negli anni 90) da qualche legislatore incapace, che finora è servito più che altro come premio di consolazione per politici e per complicare ulteriormente la già complicata vita amministrativa di questa Città, aggiungendo passaggi obbligatori nella pianificazione del territorio, già di per sé difficile, non solo in Sardegna. Il Parco ha fatto anche qualcosa di buono, non dico che sia servito solo a questo. Dico solo “più che altro”.
Lo Stato è Napolitano che riceve al Quirinale un pluripregiudicato circondato di gente in odore di mafia, ed è quello che con il reato di clandestinità aveva reso illegale la solidarietà, facendo passare dalla parte della legalità e della ragione la peggior feccia razzista del paese. Per quello Stato era legale respingere ed era illegale accogliere.
Lo Stato è Domenico Fiordalisi, uno che fa il suo lavoro. Un lavoro che, nel grigio, colpisce persone che non sono criminali come se lo fossero. Dico che non lo sono perché i criminali, quando arriva lo Stato non urlano di disperazione. Stanno zitti. E però Fiordalisi quel lavoro deve farlo, se vuole essere Stato. Nonostante il dolore.
Lo Stato è il Tribunale di Tempio, che discute con la Procura se le demolizioni siano da eseguire subito oppure no. Mentre le ruspe lavorano.
Quello Stato l’altro ieri era di fronte a me nei panni di un Vice questore ragionevole e di agenti tranquilli che hanno fatto l’unica cosa che potevano fare. Credo che altri loro colleghi non ci sarebbero andati tanto per il sottile. E io non so cosa mi sarebbe successo se avessi avuto loro di fronte.
Lo Stato, la Legge, Noi. Tre parole per dire quasi la stessa cosa. Però quest’alchimia di entità e vocaboli, qualche sbavatura di dolore ogni tanto la perde, da qualche ferita, da qualche crepa.
Ecco, io l’altro ieri di fronte a quel dolore non sono riuscito a dire “me ne sto a casa”. So che ero dalla parte del torto, dalla stessa parte di chi aveva commesso abusi e non si spostava, nonostante le richieste delle Forze dell’Ordine. Però ho ben chiaro in mente che quel dolore, con tutto il suo contesto fatto di colpe personali, di regole confuse, di siti inquinati, di G8 mancati, di condoni elargiti, di Parchi calati, di pessimo senso civico ecc., lo ho creato anche lo Stato. È un dolore di pubblica competenza, per alcuni aspetti. Scremando il grosso dell’intruglio, le responsabilità individuali, che ci sono e verranno sanzionate, resta un fondo di ambiguità. Il suo colore è il grigio.
La legalità è sempre da pretendere. Ma quando si condona una casa viene male spiegare a tutti gli altri che commettere abusi è reato. Non è una giustificazione del crimine. È una spiegazione della fragilità del Diritto. Quelle sentenze verranno eseguite tutte, io credo. Sarebbe giusto capire fino in fondo perché si è arrivati a questo, per fare in modo che accada più raramente in futuro, fino a non accadere più. Perché in realtà quando si demolisce una prima casa, sebbene sia l’unico modo di ripristinare la legalità, vanno sempre in frantumi anche cose immateriali, umane, legittime, tipo la vita di una famiglia. Non so se arriva questa cosa. Io non credo di averla capita fino in fondo. Spero qualcuno tra voi che legge possa aiutarmi a capirla meglio.
Due delle tante facce dello Stato in quel momento si sono fronteggiate. E io, che abusi non ne ho mai fatto e non intendo farne, ho scelto da quale parte stare in quel momento. Poi, passato il momento, quel conflitto si è trasformato in qualcos’altro ed è andato a incarnarsi un po’ più in là, in qualche altra comunità confusa, in qualche altra contraddizione.
Insomma, io l’altro ieri ero dalla parte del torto e non sono pentito.
Domani non lo so.
Questo post è un modo come un altro per dire: sono Stato io.

martedì 1 aprile 2014

La Maddalena. SMS dal fronte. (Live blogging di Luca Ronchi)

Foto: La Maddalena. SMS dal fronte. (Live blogging di Luca Ronchi)

H 6.12
Nardo e Francesco, il Consiglio Comunale è riunito davanti alla caserma della Marina Militare. Tra poco dovrebbero uscire le ruspe per la seconda giornata di abbattimenti. L’operazione non può essere fermata e nessuno dei consiglieri vuole farlo. Però le istituzioni dovrebbero dialogare sempre. In questo caso invece non è avvenuto.  E anche in molti altri casi, purtroppo. Senza mettere in discussione la legge, c’è la volontà di indicare questo mutismo. Vi tengo aggiornati. 

H 6.17
348. 600xxxx è il mio secondo numero se muore il primo telefono

H6.53
Sta arrivando  alla spicciolata la Digos. Credo che tra poco usciranno dai cancelli i mezzi cingolati. Noi ci avviciniamo al cancello principale. 

H 6.57
C’è anche il parroco. Il capo (?) della Digos sta parlando a bassa voce con uno dei proprietari. Sta quasi chiedendo scusa. Dice “cercate di capirci. Noi vi siamo vicini”

H 7.04
Quello della Digos e il proprietario di casa abusiva sono andati da soli a fare due passi sul lungomare. Quando sono tornati il proprietario si stava sciugando un occhio con il kleenex. Arrivano anche i carabinieri.

H 7.45
Il fratello di un altro dei proprietari parla da mezz’ora con un poliziotto. Un tempo erano anche parenti.  Un pescatore sta cercando di convincere il Sindaco a farsi arrestare. Qui è ancora tutto fermo. Non si muove nulla. La gente parla a gruppi, mischiata, poliziotti, consiglieri comunali, abusivi, cittadini vari.

H 7.49
Il pescatore è un personaggio da romanzo di Izzo. Un giorno vi racconterò meglio.

H 8.07
La Polizia sembra inizia a muoversi. I capi sono attaccati al telefono. Ora hanno fatto un gruppo unico con i Carabinieri. Vengono verso di noi. Hanno chiamato da parte il Sindaco. 

H. 8.08
Stanno parlando.

H 8.36
Ancora parlano. Sindaco, comandante polizia P. Cervo e Comandante Carabinieri Olbia. Sindaco dice che non ha avuto notizie da altre istituzioni coinvolte. Vorrebbe avere il tempo di dialogare con la Regione. Finora è stato impossibile. Ora il Consiglio comunale sta facendo da schermo tra Stato e cittadini, tra quello che deve e quello che può succedere. Ci stiamo spostando tutti verso i cancelli. Il colloquio è finito. 

H 8.51
I responsabili dicono che hanno ordini dalla Procura di procedere su singoli casi. In questi giorni sono previste udienze di sospensiva. Su quei casi aspetteranno. Su altri procederanno. La tensione sta salendo abbastanza rapidamente. Un dettaglio: non ho visto quelli cui hanno demolito la casa ieri. Mi viene il pensiero che ora aspettino che vengano demolita anche tutte le altre. Ma è un’impressione mia, nulla più.

H 8.53
Ho perso molti passaggi del colloquio di prima. Troppo rumore e traffico di auto. I concetti che sto esprimendo non vanno virgolettati. Sto riassumendo molto. 

H 9.09
Uno degli abusivi sta urlando contro il Sindaco che sono dei comunisti perché non hanno mai sanato gli abusi, che si stava meglio con gli americani e che Berlusconi gli ha permesso di sanare quattro case. Minchia se è recidivo. Gli altri lo hanno preso e allontanato. Ora sta urlando da solo un po’ più in là. Fastidio da parte di quelli che di casa ne hanno solo una. 

H 9.21
Ancora tutto fermo. La gente è aumentata di qualche decina. Saranno poco sopra i 100. Ragazzi, scusate se il metodo sms è snervante. Ma da qui non posso scrivere altro. 

H 9.35
I Comandanti erano in riunione altrove. Ora sono tornati e sono passati accanto al Sindaco senza salutarlo. Vanno dritti verso le volanti e l’altro cancello. Noi siamo a 50 metri, davanti al Teatro Militare. I mezzi dovrebbero uscire da qui ma secondo me cambiano varco.  È una incredibile mattina di primavera. 

H 9.46
I comandanti prima non erano riuniti altrove. Penso fossero andati al porto a prendere uno appena arrivato col traghetto. Quelli che lo hanno visto passare mi dicono sia uno che comanda di più. Sono arrivati anche alcuni proprietari di ieri. Non tutti. 

H 9.51
Si è aperto un cancello interno. I comandanti sono usciti. Parlano col Sindaco e i Carabinieri locali. Sono divisi dal cancello principale. 

H 9.52
Guardano verso il cortile. Dove sono le ruspe.

H 9.53
Il Tribunale ha accolto una richiesta di sospensiva. 

H 9.55
C’è stato un piccolo applauso. La sospensiva riguarda uno degli abbattimenti in programma. 

H 9.56
Stanno uscendo le ruspe.

H 10.04
Chi è qui è passibile di denuncia. Anche io. Credo che useranno la forza.

H 10.07
Il Comandante dei carabinieri spiega con calma le conseguenze penali personali.

H 10.14
Continua il dialogo tra comandanti e folla

H 10.25
Ora parla il Vicequestore

H 10.26
Ora parla il Sindaco
La cosa brutta della folla è la folla.

H 10.41
Il Vicequestore è rientrato.

H 10.43
Agenti antisommossa

H 10.44
Parla il Vicequestore

H 10.48
“Sindaco si sieda” (dalla folla)
“Sindaco, non faccia così” (dai comandanti)

H 10.55
Scontri

H 11.02
Più calma

H 11.04
Più calma ma apparente

H 11.20
Mezzi fermi. Sono arrivate tre ordinanze di sospensiva per altrettanti abbattimenti. Strada bloccata. I fronti si sono alleggeriti. La notizia è che dopo undici anni non ho ripreso a fumare. 

H 11.22
Di nuovo casino

H 11.25
C’è uno a terra

H 11.53
Nuova pressione. Spingono. Il camion con sopra la ruspa torna indietro. Il furgone blindato avanza. Scontri.

H 11.55
Una donna a terra. 

Intorno alle 12.30 il presidio si è sciolto e il Consiglio Comunale si è spostato per riunirsi nuovamente nel Palazzo municipale. Una ruspa, non vista dai presenti, è uscita da un cancello secondario e si è diretta ad eseguire la prima delle demolizioni programmate per la giornata. Il Consiglio Comunale si è riunito nuovamente alle 16 e ha stilato un ordine del giorno poi trasmesso alla Procura di Tempio. Mi sono fatto l’idea che se non fosse stato per la buona volontà dei Consiglieri Comunali, delle Forze dell’Ordine e dei cittadini la cui rabbia è stata in qualche modo contenuta, la giornata di oggi poteva finire peggio. 
Io scriverò prestissimo un pezzo sullo Stato.
H 6.12
Nardo e Francesco, il Consiglio Comunale è riunito davanti alla caserma della Marina Militare. Tra poco dovrebbero uscire le ruspe per la seconda giornata di abbattimenti. L’operazione non può essere fermata e nessuno dei consiglieri vuole farlo. Però le istituzioni dovrebbero dialogare sempre. In questo caso invece non è avvenuto. E anche in molti altri casi, purtroppo. Senza mettere in discussione la legge, c’è la volontà di indicare questo mutismo. Vi tengo aggiornati. 

H 6.17
348. 600xxxx è il mio secondo numero se muore il primo telefono

H 6.53
Sta arrivando alla spicciolata la Digos. Credo che tra poco usciranno dai cancelli i mezzi cingolati. Noi ci avviciniamo al cancello principale. 

H 6.57
C’è anche il parroco. Il capo (?) della Digos sta parlando a bassa voce con uno dei proprietari. Sta quasi chiedendo scusa. Dice “cercate di capirci. Noi vi siamo vicini”

H 7.04
Quello della Digos e il proprietario di casa abusiva sono andati da soli a fare due passi sul lungomare. Quando sono tornati il proprietario si stava sciugando un occhio con il kleenex. Arrivano anche i carabinieri.

H 7.45
Il fratello di un altro dei proprietari parla da mezz’ora con un poliziotto. Un tempo erano anche parenti. Un pescatore sta cercando di convincere il Sindaco a farsi arrestare. Qui è ancora tutto fermo. Non si muove nulla. La gente parla a gruppi, mischiata, poliziotti, consiglieri comunali, abusivi, cittadini vari.

H 7.49
Il pescatore è un personaggio da romanzo di Izzo. Un giorno vi racconterò meglio.

H 8.07
La Polizia sembra inizia a muoversi. I capi sono attaccati al telefono. Ora hanno fatto un gruppo unico con i Carabinieri. Vengono verso di noi. Hanno chiamato da parte il Sindaco. 

H. 8.08
Stanno parlando.

H 8.36
Ancora parlano. Sindaco, comandante polizia P. Cervo e Comandante Carabinieri Olbia. Sindaco dice che non ha avuto notizie da altre istituzioni coinvolte. Vorrebbe avere il tempo di dialogare con la Regione. Finora è stato impossibile. Ora il Consiglio comunale sta facendo da schermo tra Stato e cittadini, tra quello che deve e quello che può succedere. Ci stiamo spostando tutti verso i cancelli. Il colloquio è finito. 

H 8.51
I responsabili dicono che hanno ordini dalla Procura di procedere su singoli casi. In questi giorni sono previste udienze di sospensiva. Su quei casi aspetteranno. Su altri procederanno. La tensione sta salendo abbastanza rapidamente. Un dettaglio: non ho visto quelli cui hanno demolito la casa ieri. Mi viene il pensiero che ora aspettino che vengano demolita anche tutte le altre. Ma è un’impressione mia, nulla più.

H 8.53
Ho perso molti passaggi del colloquio di prima. Troppo rumore e traffico di auto. I concetti che sto esprimendo non vanno virgolettati. Sto riassumendo molto. 

H 9.09
Uno degli abusivi sta urlando contro il Sindaco che sono dei comunisti perché non hanno mai sanato gli abusi, che si stava meglio con gli americani e che Berlusconi gli ha permesso di sanare quattro case. Minchia se è recidivo. Gli altri lo hanno preso e allontanato. Ora sta urlando da solo un po’ più in là. Fastidio da parte di quelli che di casa ne hanno solo una. 

H 9.21
Ancora tutto fermo. La gente è aumentata di qualche decina. Saranno poco sopra i 100. Ragazzi, scusate se il metodo sms è snervante. Ma da qui non posso scrivere altro. 

H 9.35
I Comandanti erano in riunione altrove. Ora sono tornati e sono passati accanto al Sindaco senza salutarlo. Vanno dritti verso le volanti e l’altro cancello. Noi siamo a 50 metri, davanti al Teatro Militare. I mezzi dovrebbero uscire da qui ma secondo me cambiano varco. È una incredibile mattina di primavera. 

H 9.46
I comandanti prima non erano riuniti altrove. Penso fossero andati al porto a prendere uno appena arrivato col traghetto. Quelli che lo hanno visto passare mi dicono sia uno che comanda di più. Sono arrivati anche alcuni proprietari di ieri. Non tutti. 

H 9.51
Si è aperto un cancello interno. I comandanti sono usciti. Parlano col Sindaco e i Carabinieri locali. Sono divisi dal cancello principale. 

H 9.52
Guardano verso il cortile. Dove sono le ruspe.

H 9.53
Il Tribunale ha accolto una richiesta di sospensiva. 

H 9.55
C’è stato un piccolo applauso. La sospensiva riguarda uno degli abbattimenti in programma. 

H 9.56
Stanno uscendo le ruspe.

H 10.04
Chi è qui è passibile di denuncia. Anche io. Credo che useranno la forza.

H 10.07
Il Comandante dei carabinieri spiega con calma le conseguenze penali personali.

H 10.14
Continua il dialogo tra comandanti e folla

H 10.25
Ora parla il Vicequestore

H 10.26
Ora parla il Sindaco
La cosa brutta della folla è la folla.

H 10.41
Il Vicequestore è rientrato.

H 10.43
Agenti antisommossa

H 10.44
Parla il Vicequestore

H 10.48
“Sindaco si sieda” (dalla folla)
“Sindaco, non faccia così” (dai comandanti)

H 10.55
Scontri

H 11.02
Più calma

H 11.04
Più calma ma apparente

H 11.20
Mezzi fermi. Sono arrivate tre ordinanze di sospensiva per altrettanti abbattimenti. Strada bloccata. I fronti si sono alleggeriti. La notizia è che dopo undici anni non ho ripreso a fumare. 

H 11.22
Di nuovo casino

H 11.25
C’è uno a terra

H 11.53
Nuova pressione. Spingono. Il camion con sopra la ruspa torna indietro. Il furgone blindato avanza. Scontri.

H 11.55
Una donna a terra. 

Intorno alle 12.30 il presidio si è sciolto e il Consiglio Comunale si è spostato per riunirsi nuovamente nel Palazzo municipale. Una ruspa, non vista dai presenti, è uscita da un cancello secondario e si è diretta ad eseguire la prima delle demolizioni programmate per la giornata. Il Consiglio Comunale si è riunito nuovamente alle 16 e ha stilato un ordine del giorno poi trasmesso alla Procura di Tempio. Mi sono fatto l’idea che se non fosse stato per la buona volontà dei Consiglieri Comunali, delle Forze dell’Ordine e dei cittadini la cui rabbia è stata in qualche modo contenuta, la giornata di oggi poteva finire peggio. 
Io scriverò prestissimo un pezzo sullo Stato.