Provo a spiegare, innanzitutto a me stesso, cosa ci facevo dalla parte del torto.
Ero tra quelli che il primo giorno di aprile (l’altro ieri) hanno deciso di stare davanti alle ruspe e alle forze dell’ordine chiamate dalla Procura di Tempio per demolire alcune case abusive.
L’abuso è un reato e la legge lo punisce. Il rispetto della legge è garanzia per tutti noi che vogliamo vivere in una società. Chi ostacola il corso della legge rischia di pagarne le conseguenze. Io non ho mai commesso abusi e anzi, sto diventando matto per delle piccole modifiche interne che voglio eseguire in piena regola dentro una casa regolare in zona massimamente edificabile.
Eppure, nonostante tutto, mi sono messo dalla parte del torto, lucidamente.
Ero lì anche per lavoro, certo, però nel mio lavoro non mi hanno mai obbligato a fare cose contro coscienza, tanto meno a commettere reati. Anzi.
E non ero lì neanche perché speravo di risolvere chissà cosa, visto che le sentenze sono passate in giudicato, e nemmeno avevo intenzione di farmi arrestare o di farmi spaccare la testa da qualche manganello.
Ma allora, che cazzo ci facevo lì?
Ero finito in una zona grigia, ecco cosa ci facevo.
In una zona in cui, qualunque cosa si pensi da lontano, affidandosi alle regole e alle proprie convinzioni, prima o poi ognuno di noi rischia di finire con un piede, fino al ginocchio o fino al collo e oltre. Nonostante le regole e le convinzioni.
Perché la vita non è perfetta e il bianco e il nero non sono quasi mai separati e accostati in modo pulito e drastico. Esiste anche il grigio. Ieri, ad esempio, c’era il bianco, c’era il nero e c’era tantissimo grigio: ieri lo Stato ha fronteggiato lo Stato. E lo Stato, secondo me, è il luogo del grigio per eccellenza. Perché lo Stato erano le forze dell’ordine e lo Stato era il Consiglio comunale andato lì a parlare e a rappresentare un’esigenza di ulteriore approfondimento per una questione dolorosa e intricata. Ma lo Stato è anche altro, ben altro.
Lo Stato, qui a La Maddalena, è il Governo Andreotti che nel 1972 lasciò insediare in queste isole una base Americana senza l’avallo del Parlamento, ed è il Governo Berlusconi, che con i Ministri Martino e Fini salutò come un successo la chiusura di quella Base.
Lo Stato è il Governo Prodi, che nel 2007 insieme alla Giunta Soru decise di organizzare qui il G8, per risarcire questa comunità del brusco peggioramento economico e della perdita di quel presidio scomodo, pericoloso e remunerativo, ospitato per 35 anni col massimo della disponibilità.
Lo Stato è ancora il Governo Berlusconi, che ha mandato qui i ladri della Cricca con le procedure straordinarie previste per il G8, coprendo tutto col segreto di Stato per poter rubare meglio, e che alla fine ha spostato il G8 in Abruzzo lasciando questo territorio con una mano davanti e una dietro.
Lo Stato qui è la Marina Militare, che dà lavoro da secoli e contemporaneamente ha inquinato in modo gravissimo, dopo averlo abbandonato, un sito di importanza vitale: l’Ex Arsenale Militare, fermo per questo dal 2009.
Lo Stato dunque è quell’entità che ha inquinato, ha chiamato a pulire alcuni compari che oggi sono sotto processo per le mancate bonifiche, e poi si è defilato lasciando Comune e Regione a risolvere da soli un problema gravissimo che non avevano creato.
Lo Stato è anche quello che non ha finito di pagare le ditte che hanno lavorato in quei cantieri, o che si è limitato a pagare i pesci grossi (Anemone), lasciando i subappaltatori a pane e acqua.
Lo Stato è quello che chiede ai subappaltatori danneggiati il pagamento delle tasse.
Lo Stato è anche quella serie di governi che attraverso condoni edilizi hanno perdonato ed educato all’abuso generazioni di italiani. L’ultimo è stato il Governo Berlusconi, ma prima di lui molti avevano fatto lo stesso.
Lo Stato è quello che ha calato qui un Parco Nazionale progettato (negli anni 90) da qualche legislatore incapace, che finora è servito più che altro come premio di consolazione per politici e per complicare ulteriormente la già complicata vita amministrativa di questa Città, aggiungendo passaggi obbligatori nella pianificazione del territorio, già di per sé difficile, non solo in Sardegna. Il Parco ha fatto anche qualcosa di buono, non dico che sia servito solo a questo. Dico solo “più che altro”.
Lo Stato è Napolitano che riceve al Quirinale un pluripregiudicato circondato di gente in odore di mafia, ed è quello che con il reato di clandestinità aveva reso illegale la solidarietà, facendo passare dalla parte della legalità e della ragione la peggior feccia razzista del paese. Per quello Stato era legale respingere ed era illegale accogliere.
Lo Stato è Domenico Fiordalisi, uno che fa il suo lavoro. Un lavoro che, nel grigio, colpisce persone che non sono criminali come se lo fossero. Dico che non lo sono perché i criminali, quando arriva lo Stato non urlano di disperazione. Stanno zitti. E però Fiordalisi quel lavoro deve farlo, se vuole essere Stato. Nonostante il dolore.
Lo Stato è il Tribunale di Tempio, che discute con la Procura se le demolizioni siano da eseguire subito oppure no. Mentre le ruspe lavorano.
Quello Stato l’altro ieri era di fronte a me nei panni di un Vice questore ragionevole e di agenti tranquilli che hanno fatto l’unica cosa che potevano fare. Credo che altri loro colleghi non ci sarebbero andati tanto per il sottile. E io non so cosa mi sarebbe successo se avessi avuto loro di fronte.
Lo Stato, la Legge, Noi. Tre parole per dire quasi la stessa cosa. Però quest’alchimia di entità e vocaboli, qualche sbavatura di dolore ogni tanto la perde, da qualche ferita, da qualche crepa.
Ecco, io l’altro ieri di fronte a quel dolore non sono riuscito a dire “me ne sto a casa”. So che ero dalla parte del torto, dalla stessa parte di chi aveva commesso abusi e non si spostava, nonostante le richieste delle Forze dell’Ordine. Però ho ben chiaro in mente che quel dolore, con tutto il suo contesto fatto di colpe personali, di regole confuse, di siti inquinati, di G8 mancati, di condoni elargiti, di Parchi calati, di pessimo senso civico ecc., lo ho creato anche lo Stato. È un dolore di pubblica competenza, per alcuni aspetti. Scremando il grosso dell’intruglio, le responsabilità individuali, che ci sono e verranno sanzionate, resta un fondo di ambiguità. Il suo colore è il grigio.
La legalità è sempre da pretendere. Ma quando si condona una casa viene male spiegare a tutti gli altri che commettere abusi è reato. Non è una giustificazione del crimine. È una spiegazione della fragilità del Diritto. Quelle sentenze verranno eseguite tutte, io credo. Sarebbe giusto capire fino in fondo perché si è arrivati a questo, per fare in modo che accada più raramente in futuro, fino a non accadere più. Perché in realtà quando si demolisce una prima casa, sebbene sia l’unico modo di ripristinare la legalità, vanno sempre in frantumi anche cose immateriali, umane, legittime, tipo la vita di una famiglia. Non so se arriva questa cosa. Io non credo di averla capita fino in fondo. Spero qualcuno tra voi che legge possa aiutarmi a capirla meglio.
Due delle tante facce dello Stato in quel momento si sono fronteggiate. E io, che abusi non ne ho mai fatto e non intendo farne, ho scelto da quale parte stare in quel momento. Poi, passato il momento, quel conflitto si è trasformato in qualcos’altro ed è andato a incarnarsi un po’ più in là, in qualche altra comunità confusa, in qualche altra contraddizione.
Insomma, io l’altro ieri ero dalla parte del torto e non sono pentito.
Domani non lo so.
Questo post è un modo come un altro per dire: sono Stato io.
Ero tra quelli che il primo giorno di aprile (l’altro ieri) hanno deciso di stare davanti alle ruspe e alle forze dell’ordine chiamate dalla Procura di Tempio per demolire alcune case abusive.
L’abuso è un reato e la legge lo punisce. Il rispetto della legge è garanzia per tutti noi che vogliamo vivere in una società. Chi ostacola il corso della legge rischia di pagarne le conseguenze. Io non ho mai commesso abusi e anzi, sto diventando matto per delle piccole modifiche interne che voglio eseguire in piena regola dentro una casa regolare in zona massimamente edificabile.
Eppure, nonostante tutto, mi sono messo dalla parte del torto, lucidamente.
Ero lì anche per lavoro, certo, però nel mio lavoro non mi hanno mai obbligato a fare cose contro coscienza, tanto meno a commettere reati. Anzi.
E non ero lì neanche perché speravo di risolvere chissà cosa, visto che le sentenze sono passate in giudicato, e nemmeno avevo intenzione di farmi arrestare o di farmi spaccare la testa da qualche manganello.
Ma allora, che cazzo ci facevo lì?
Ero finito in una zona grigia, ecco cosa ci facevo.
In una zona in cui, qualunque cosa si pensi da lontano, affidandosi alle regole e alle proprie convinzioni, prima o poi ognuno di noi rischia di finire con un piede, fino al ginocchio o fino al collo e oltre. Nonostante le regole e le convinzioni.
Perché la vita non è perfetta e il bianco e il nero non sono quasi mai separati e accostati in modo pulito e drastico. Esiste anche il grigio. Ieri, ad esempio, c’era il bianco, c’era il nero e c’era tantissimo grigio: ieri lo Stato ha fronteggiato lo Stato. E lo Stato, secondo me, è il luogo del grigio per eccellenza. Perché lo Stato erano le forze dell’ordine e lo Stato era il Consiglio comunale andato lì a parlare e a rappresentare un’esigenza di ulteriore approfondimento per una questione dolorosa e intricata. Ma lo Stato è anche altro, ben altro.
Lo Stato, qui a La Maddalena, è il Governo Andreotti che nel 1972 lasciò insediare in queste isole una base Americana senza l’avallo del Parlamento, ed è il Governo Berlusconi, che con i Ministri Martino e Fini salutò come un successo la chiusura di quella Base.
Lo Stato è il Governo Prodi, che nel 2007 insieme alla Giunta Soru decise di organizzare qui il G8, per risarcire questa comunità del brusco peggioramento economico e della perdita di quel presidio scomodo, pericoloso e remunerativo, ospitato per 35 anni col massimo della disponibilità.
Lo Stato è ancora il Governo Berlusconi, che ha mandato qui i ladri della Cricca con le procedure straordinarie previste per il G8, coprendo tutto col segreto di Stato per poter rubare meglio, e che alla fine ha spostato il G8 in Abruzzo lasciando questo territorio con una mano davanti e una dietro.
Lo Stato qui è la Marina Militare, che dà lavoro da secoli e contemporaneamente ha inquinato in modo gravissimo, dopo averlo abbandonato, un sito di importanza vitale: l’Ex Arsenale Militare, fermo per questo dal 2009.
Lo Stato dunque è quell’entità che ha inquinato, ha chiamato a pulire alcuni compari che oggi sono sotto processo per le mancate bonifiche, e poi si è defilato lasciando Comune e Regione a risolvere da soli un problema gravissimo che non avevano creato.
Lo Stato è anche quello che non ha finito di pagare le ditte che hanno lavorato in quei cantieri, o che si è limitato a pagare i pesci grossi (Anemone), lasciando i subappaltatori a pane e acqua.
Lo Stato è quello che chiede ai subappaltatori danneggiati il pagamento delle tasse.
Lo Stato è anche quella serie di governi che attraverso condoni edilizi hanno perdonato ed educato all’abuso generazioni di italiani. L’ultimo è stato il Governo Berlusconi, ma prima di lui molti avevano fatto lo stesso.
Lo Stato è quello che ha calato qui un Parco Nazionale progettato (negli anni 90) da qualche legislatore incapace, che finora è servito più che altro come premio di consolazione per politici e per complicare ulteriormente la già complicata vita amministrativa di questa Città, aggiungendo passaggi obbligatori nella pianificazione del territorio, già di per sé difficile, non solo in Sardegna. Il Parco ha fatto anche qualcosa di buono, non dico che sia servito solo a questo. Dico solo “più che altro”.
Lo Stato è Napolitano che riceve al Quirinale un pluripregiudicato circondato di gente in odore di mafia, ed è quello che con il reato di clandestinità aveva reso illegale la solidarietà, facendo passare dalla parte della legalità e della ragione la peggior feccia razzista del paese. Per quello Stato era legale respingere ed era illegale accogliere.
Lo Stato è Domenico Fiordalisi, uno che fa il suo lavoro. Un lavoro che, nel grigio, colpisce persone che non sono criminali come se lo fossero. Dico che non lo sono perché i criminali, quando arriva lo Stato non urlano di disperazione. Stanno zitti. E però Fiordalisi quel lavoro deve farlo, se vuole essere Stato. Nonostante il dolore.
Lo Stato è il Tribunale di Tempio, che discute con la Procura se le demolizioni siano da eseguire subito oppure no. Mentre le ruspe lavorano.
Quello Stato l’altro ieri era di fronte a me nei panni di un Vice questore ragionevole e di agenti tranquilli che hanno fatto l’unica cosa che potevano fare. Credo che altri loro colleghi non ci sarebbero andati tanto per il sottile. E io non so cosa mi sarebbe successo se avessi avuto loro di fronte.
Lo Stato, la Legge, Noi. Tre parole per dire quasi la stessa cosa. Però quest’alchimia di entità e vocaboli, qualche sbavatura di dolore ogni tanto la perde, da qualche ferita, da qualche crepa.
Ecco, io l’altro ieri di fronte a quel dolore non sono riuscito a dire “me ne sto a casa”. So che ero dalla parte del torto, dalla stessa parte di chi aveva commesso abusi e non si spostava, nonostante le richieste delle Forze dell’Ordine. Però ho ben chiaro in mente che quel dolore, con tutto il suo contesto fatto di colpe personali, di regole confuse, di siti inquinati, di G8 mancati, di condoni elargiti, di Parchi calati, di pessimo senso civico ecc., lo ho creato anche lo Stato. È un dolore di pubblica competenza, per alcuni aspetti. Scremando il grosso dell’intruglio, le responsabilità individuali, che ci sono e verranno sanzionate, resta un fondo di ambiguità. Il suo colore è il grigio.
La legalità è sempre da pretendere. Ma quando si condona una casa viene male spiegare a tutti gli altri che commettere abusi è reato. Non è una giustificazione del crimine. È una spiegazione della fragilità del Diritto. Quelle sentenze verranno eseguite tutte, io credo. Sarebbe giusto capire fino in fondo perché si è arrivati a questo, per fare in modo che accada più raramente in futuro, fino a non accadere più. Perché in realtà quando si demolisce una prima casa, sebbene sia l’unico modo di ripristinare la legalità, vanno sempre in frantumi anche cose immateriali, umane, legittime, tipo la vita di una famiglia. Non so se arriva questa cosa. Io non credo di averla capita fino in fondo. Spero qualcuno tra voi che legge possa aiutarmi a capirla meglio.
Due delle tante facce dello Stato in quel momento si sono fronteggiate. E io, che abusi non ne ho mai fatto e non intendo farne, ho scelto da quale parte stare in quel momento. Poi, passato il momento, quel conflitto si è trasformato in qualcos’altro ed è andato a incarnarsi un po’ più in là, in qualche altra comunità confusa, in qualche altra contraddizione.
Insomma, io l’altro ieri ero dalla parte del torto e non sono pentito.
Domani non lo so.
Questo post è un modo come un altro per dire: sono Stato io.

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