domenica 2 marzo 2014

Ombre Rosse

Mi piace moltissimo Michele Serra. Leggo sempre volentieri le sue Amache su Repubblica e le trovo dei piccoli capolavori di acume e capacità di sintesi.
Nell’Amaca del 1 marzo Serra ha parlato della “sindrome dell’uomo forte” che ammalora  gli italiani. Sarebbe la tendenza di noialtri a buttarci nelle braccia del salvatore di turno, quando le cose si mettono male.
C’è qualche passaggio nel suo ragionamento che non mi convince.
Serra definisce questa “un’idea di destra”. Lui, solitamente lucido anche nell’autocritica, in questo caso mi sembra vittima di una sindrome tipicamente italiana ma di sinistra: l’incapacità di usare gli specchi; la sinistra italiana (che per sua stessa mano sta diventando un ossimoro, tipo “un quadrato rotondo”) è una specie di Dorian Gray che fa tutto al contrario: invecchia e continua a guardare il suo ritratto da giovane come se fosse uno specchio.
Si sa che i ritratti, specie quelli di famiglia, sono fatti apposta per ricordare le cose belle sorvolando su quelle brutte. Ma il vizio di sognare l’uomo forte –vizio che nel ritratto della sinistra non c’è-  è una cosa che ci appartiene; o meglio, sarà pure un’idea di destra, parlando in astratto, ma nel concreto della nostra Italia riguarda da sempre anche la sinistra. È semplicemente una cosa da italiani, altro che politica, l’abitudine a cercare protezione nel padre nobile come nel signorotto di turno. Ed essere di sinistra non preserva neanche un po’. Anzi…
Purtroppo o per fortuna, però, padri nobili a sinistra non se ne vede da un pezzo. E allora ci si consola con quello che è stato, evocando fantasmi nella speranza che serva a qualcosa. Mi basta fare due nomi su tutti: Berlinguer e Pertini.
Si può obiettare che nessuno dei due, nel momento di massima fortuna, è mai stato “forte” nel senso in cui lo erano Mussolini, Craxi, Berlusconi, e che sognare un nuovo Berlinguer o un nuovo Pertini non ha nulla a che vedere con la sindrome di cui parla Serra. Intanto però, sempre rimanendo a Serra e alle sue parole, basta che al termine “forte” sostituiamo “salvifico” e che spostiamo l’attenzione dal Messia di turno ai suoi fans, e ci accorgiamo che dentro questo problema noi di sinistra ci sguazziamo alla grande. Siamo perennemente in cerca di un qualche Gesù. Magari ateo, ma che sia in grado di farci sognare.
Qualche riga sopra ho evocato senza rendermene conto, o meglio, l’ho evocato proprio mentre tentavo di esorcizzarlo, un indizio chiaro di tutto questo. In preda a quel vizio che ci fa sentire i migliori solo perché professiamo idee migliori, per indicare esempi di “uomo della provvidenza” ho nominato a colpo sicuro quelli che considero il peggio del peggio: Mussolini, Craxi e Berlusconi. Poi ho sentito una specie di brivido, quando ho realizzato che questi tre loschi figuri erano socialisti.
Cazzo c’entra? direte voi.
Cazzo c’entrano questi col socialismo?! dico io.
Ora, lasciamo pendere… pardon… perdere il primo, ma gli altri due sono figli di una lacerazione, una delle tante che sulla falsariga di quella del ’21 hanno ribadito l’immaturità politica della Sinistra italiana. Mi riferisco alla “questione morale” e alla “purezza” dietro cui quasi tutta la sinistra doc si è letteralmente imboscata, lasciando l’Italia nelle mani di una banda di ladri. Si poteva provare a rimboccarsi le maniche e a trasformare, già dagli anni 70, questo paese in qualcosa di moderno. Invece è risultato più comodo lasciare tutto così: c’erano le risorse, c’era chi sapeva drenarle e distribuirle a pioggia, c’erano milioni di posti fissi, c’erano le pensioni dopo 19 anni sei mesi e un giorno, e così ci siamo messi comodi. Abbiamo preferito stare seduti e fermi di fronte al ritratto che ci diceva quanto eravamo belli e puri, mentre tutto intorno il mondo cambiava, l’Italia invecchiava e noi invecchiavamo con lei. Nel frattempo, in un crescendo pauroso da allora fino a oggi, a ogni elezione abbiamo visto persone di sinistra cercare voti per signorotti minuscoli, ma pur sempre signorotti e comunque di sinistra anche loro, in grado di garantire loro vantaggi personali.
Tornando ai due grandi che ho nominato sopra, Berlinguer e Pertini, e per provare a chiudere il cerchio, confesso che la loro adorazione mediatica, fatta di foto e frasi retoriche più o meno vere, mi provoca fastidio. Non per loro, che come tutti i grandi del passato meriterebbero sempre lo sforzo -di più, l’omaggio- di essere lasciati in pace e rispettati per quello che furono nel loro tempo; il fastidio è per questo nostro rotolarci continuo in una lotta inesistente tra bene e male, tra angeli e mostri, tra eroi e delinquenti, senza uscire mai dalla favola e farsi carico finalmente di un pezzettino di realtà, quella che ci spetterebbe provare a cambiare, come individui che consumano, respirano, votano, sperano, inquinano, producono e debbono provare a dire la loro. Invece siamo ancora qui a fare i conti con la tentazione di essere puri, alimentando anche noi, ma in segreto, il mercato dei voti di scambio. In questo senso, la longevità della classe politica è la prova che ci inchioda tutti e le resistenze pavloviane al cambiamento sono solo il normale corollario a tutto questo. La realtà reale non sappiamo cambiarla e continuiamo a cercare, noi italiani, anche quelli bravi, anche quelli in fondo per bene, un signorotto o un Messia a cui appoggiarci.

In questo cazzo di età feudale che non si decide a passare. 

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