È carnevale. Si vede e non si
vede. La gente oggi era tranquilla. Non aveva bisogno di tirare fuori dalle
budella la voglia di festeggiare. C’era una specie di silenzio che scavava,
come un corallo infinito, dentro tutto quel rumore. Vicino ai carri, nel fumo
delle salsicce arrosto, non si riusciva a parlare né con le persone vicine né dentro
il telefono. C’era un normale rumore di carnevale, ma solo intorno ai carri. Tra
un carro e l’altro la piazza si apriva e sembrava una piazza vuota su cui era
stata appoggiata una festa a pezzi, per qualche ora. Il tempo di far scendere
un po’ di notte e di maestrale, mano nella mano, mano fredda nella mano fredda.
Così.
I ragazzi, anche loro, non erano
molto ubriachi e gli ubriachi veri erano pochi. Le persone per lo più hanno attraversato
normali quella festa, stasera. Un pasticciere in pensione finalmente è riuscito,
sempre oggi, a vedere tutto intero un suo primo carnevale, dopo che per decenni
ha solo visto lembi di carro e chiazze di colore in maschera passare fuori dalla
sua cucina, attraverso la sala dove le persone, staccandosi dal corteo,
correvano a comprare una busta pulita di frittelle. Ora è in pensione e chi non
lo sa gli passa accanto nella calca, corre verso la bottega di pasticceria, la
trova chiusa per la prima volta da quando ricorda di aver visto un carnevale, e
si ributta verso un carro o verso un altro, ad annusare fumo di salsiccia,
dentro la fila per un panino gratis. La gente non conosce il volto di chi per
decenni ha fritto per loro le frittelle giuste per quelle sere, per quella
musica, per quelle raffiche di coriandoli intrecciate a code di vento.
Qualcuno cerca i figli. Qualcuno è
preoccupato per i figli che si stanno solo divertendo e non hanno intenzione di
sentirsi preoccupati.
Qualcuno ha figlie mascherate da
danzatrice spagnola. Qualcuno ha figli con i capelli blu. Io ho figli che si
divertono più di me, che mi diverto a guardare loro.
È bello che sia carnevale. Per loro
che ci sono dentro. Per me che sto fuori e li aspetto.
Così torniamo a casa.
A raccontarci queste parole.
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