COLPIRNE UNO
PER EDUCAR NESSUNO (OVVERO DELLA MORTE POLITICO-TELEFONICA DI NICHI VENDOLA)
Vendola mi sta profondamente sui coglioni. Lo
ritengo un vecchio politicante come tanti altri della sua generazione, che non
ha saputo aggiungere quasi nulla alla storia della sinistra in Italia. È intriso
di vecchiume e di mancanza di coraggio, capace più che altro di farsi un
partito personale -l’ennesimo in Italia- e poco più. In virtù di questa sua
natura dinosaurica lo ritengo responsabile, insieme a Bersani, D’Alema,
Finocchiaro, Bindi, Letta, Fioroni, Marini ecc, del disastro delle lunghe
intese e della sopravvivenza politica di Berlusconi. Ricordo ancora quando
diceva di volere appoggiare Bersani alle primarie contro Renzi, perché diceva
di sentire “profumo di sinistra”, mentre in molti sentivamo puzza di merda
lontano un miglio. Una volta fatta la frittata ha pensato bene di prendere i
suoi parlamentari, così tanti solo in virtù dell’ombrello elettorale della
coalizione “capeggiata” da Bersani, e mettersi all’opposizione, in modo da
raschiare un po’ di malcontento e pesare un po’ di più al successivo polpettone
elettorale.
Detto questo, trovo discutibile l’operazione
politica –perché di questo si tratta- a suo danno, condotta con l’audio
dell’intercettazione di una telefonata tra Vendola e Archinà, il responsabile
delle pubbliche relazioni dell’Ilva di Taranto. Si fa passare, consapevoli
degli effetti, l’idea che Vendola rida dei tumori causati dall’inquinamento
prodotto dall’Ilva.
Quando si parla di demolizione della scuola,
secondo me si pensa a tante cose. Ce n’è una a cui penso io in particolare, ed
è la capacità di leggere e ascoltare -che una buona scuola dovrebbe fornire- la
capacità di analisi di un testo, sia esso scritto, recitato, cantato o dipinto.
O intercettato.
In una delle versioni che girano su Facebook il
testo rappresentato dall’audiovideo contro Vendola si compone di un file audio,
di foto, di didascalie sovraimpresse alle foto, di titoli di presentazione e di
commenti più o meno appassionati sulla vicenda. Quel testo, nel suo insieme,
andrebbe scomposto e analizzato. Tenendo presente un altro elemento
fondamentale, che è la stratificazione di contesti a cui quella telefonata
appartiene. Un’altra alterna la telefonata intercettata con il video di cui si
parla nella telefonata. Si scompone e si rimonta immagini e parole per ottenere
l’effetto desiderato.
Quell’audio, che ora è solo un manifesto di accusa,
è stato a suo tempo parte di un’intercettazione, che è parte di un’indagine,
che è parte di un processo. Prima ancora quel testo è stato parte di una
telefonata reale, che è parte di una relazione tra individui (Vendola e
Archinà), che è parte di una relazione tra istituzioni, una pubblica, la
Regione Puglia e una privata (L’ILVA di Taranto). Non solo, i contenuti del
dialogo al telefono, che è a sua volta una rappresentazione, sono estratti da
una conferenza all’interno della quale è successo qualcosa per cui Vendola ride
molto. Si parla di un giornalista “faccia da provocatore” che ha fatto qualcosa
e di Archinà, che ha fatto un’altra cosa, uno scatto completamente assurdo e
fuori luogo per il tipo di situazione. Archinà è ridicolo mentre strappa di
mano il microfono al giornalista, e rende ridicola tutta la situazione. Questo
scatto fa ridere anche Vendola. Però, siccome la domanda che ha originato lo
scatto parla di tumori e di inquinamento, succede che le risate per quello scatto
diventano le risate di Vendola che ride dei tumori o dell’inquinamento. Questa
operazione gode di alcuni precedenti famosi, come quello di Piscicelli che ride
in occasione del terremoto a L’Aquila.
Quindi chi ha lanciato l’operazione di attacco a Vendola, penso io, conta
sull’effetto dei sillogismi alla cazzo: Piscicelli rideva, Vendola rideva,
Vendola è come Piscicelli.
Questa cosa semplicemente non è vera; questa cosa è
la tesi che secondo me si vuole dimostrare. Ma non si può confondere
l’enunciato con la dimostrazione.
Un altro scenario possibile, che non viene preso in
considerazione e che secondo me è più realistico, è questo: Vendola è il
Presidente di una regione che è alle prese con un problema gravissimo, i cui
risvolti sono di natura ambientale, sanitaria, economica, lavorativa, penale e
di immagine. Un casino immenso. Da Presidente ha degli interlocutori obbligati
(la magistratura, il governo nazionale, gli organismi ispettivi –Arpas, Ispra
ecc- l’Ilva, i sindacati, la politica, la stampa ecc) ognuno con il suo ruolo.
All’interno di una di queste relazioni, da cui non può prescindere, ha un
dialogo con un responsabile dell’Ilva nel pieno delle sue funzioni. Vendola è
costretto a pensare contemporaneamente a tutti i risvolti della vicenda Ilva.
Parlando con Archinà per una interlocuzione con la proprietà dell’azienda,
Vendola è in parte responsabile della “tenuta” della situazione sul piano
occupazionale e sanitario. Non può ignorare il fatto che delle cattive
relazioni tra la Regione e l’Ilva potrebbero determinare un peggioramento della
situazione su vari fronti o anche solo una maggiore difficoltà per la Regione a
pesare sui fenomeni in corso. Allora trova un espediente normale ad ogni
livello di comunicazione, individua un episodio da mettere al centro della
discussione per stemperare il clima. Il clima si stempera, sembra, e il dialogo
tra Regione e Ilva prosegue. Un po’ come vedere Obama che ride con Assad o con Rohani.
Non ride perché condivide la loro politica, ma ride perché gli serve per fare
il suo lavoro. E se non lo inquadrano può ridere anche di altro, sempre con lo
stesso obiettivo: allacciare diplomaticamente una relazione con
l’interlocutore.
La tesi di chi ha staccato quei tre minuti di audio
dai tanti contesti cui appartengono e li ha attaccati ad altri elementi facendone
un documento autoconsistente, è che Vendola sia un criminale che parla con un
altro criminale. La dimostrazione sembra arrivare da sola ascoltando la
telefonata. In realtà arriva solo una tautologia, cioè un’affermazione
intrinsecamente vera e che come tale non dice nulla (un po’ come quando diciamo
che il bianco è bianco). Gli altri elementi del documento (le foto, le
didascalie, le musiche, i titoli e i sottotitoli, e anche i commenti
appassionati e in buona fede di chi condivide il file sulla sua bacheca) sono
solo rafforzativi di quella tesi. La confermano senza dire nulla.
Quella che ho raccontato io non è la verità. È una
storia possibile, un’interpretazione verosimile, una lettura alternativa la cui
verità (o falsità) va dimostrata.
Quella raccontata dal video contro Vendola è
anch'essa una storia possibile. Che però viene lanciata e raccolta come assolutamente
vera.
La differenza sta nelle intenzioni di chi la
racconta e nella capacità di lettura di chi la ascolta.
Ora ve ne racconto un’altra; secondo me le
intenzioni di chi ha sparato questo siluro contro Nichi Vendola potrebbero
anche essere buone, perché magari l’obiettivo è colpire un leader politico
vecchio e superato, uno che rappresenta la sinistra che ha fallito; colpirlo
per accantonarlo e favorire il ricambio della classe dirigente. Il punto è che
il metodo è disonesto, perché si basa su un modo disonesto di fare
informazione, che non prevede l’analisi e la capacità critica dei dati. Prevede
solo che chi riceverà e diffonderà abbia un computer, una connessione a
internet e una pancia.
E non è un buon modo di cambiare.
Forse è il peggiore di tutti.
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