martedì 5 novembre 2013

ANSIA DA PRELAZIONE

È che alla fine non se ne farà nulla.
È che alla fine prevarrà la penuria di fondi pubblici
È che alla fine Regione e Ministero dell’ambiente lasceranno perdere.
Altrimenti assisteremmo a un’operazione diversamente astuta.
Mi riferisco all’intenzione dei responsabili del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, di esercitare il diritto di prelazione per l’acquisto dell’isola di Budelli.
Un po’ di storia.
Budelli è un’isola privata da sempre. Negli ultimi decenni era stata messa all’asta e acquistata da una società con sede a Milano. Poi è finita nuovamente all’asta per ripianare alcuni debiti dei nuovi proprietari. Fino a che, lo scorso 8 ottobre, è stata acquistata da un signore neozelandese, alto dirigente della Commonwealth Bank, tale Michael Harte. 
Ora: se anche Harte fosse il peggior palazzinaro nella storia del mondo, ci sarebbe comunque da stare relativamente tranquilli per Budelli, poiché i vincoli sono talmente tanti e l’isola è talmente esposta e nota, che nessuno potrebbe toccare palla senza che lo si venga a sapere entro un’ora. Quindi già solo per questo motivo, mi sembra fuori luogo che si spendano quasi 3 milioni di euro per acquistare al pubblico un bene privato che non rischia di essere depredato.
Ad aggravare il sospetto di “alterità intellettiva” dell’operazione è il fatto che questo signor Harte, oltre ad avere dichiarato che gli interessa solo tutelare l’ecosistema dell’isola, ha già all’attivo tre progetti di conservazione e tutela degli ecosistemi in altrettante isole sparse per il mondo. Budelli sarebbe il quarto giocattolo in questo senso. La fonte di quest’ultima notizia è la Nuova Sardegna:
Il mio ragionamento è questo: in Sardegna siamo abituati ad aprire le porte a capitali e investitori che, in cambio di territorio edificabile o industrializzabile, restituiscono un certo numero di posti di lavoro e commesse per l’indotto, con un bilancio finale che, lo sospettiamo un po’ tutti, alla fine non ci vede nel ruolo dei furbi.
Quindi, dicoìo, per una volta che arriva uno disposto a pagare per un bene che non potrà cementificare e che ha già dimostrato e dichiarato di perseguire obiettivi sostenibili e compatibili con la tutela della risorsa acquistata, ma è proprio il caso di spendere quasi 3 milioni di Euro per rendere pubblico un bene che nei fatti già lo è, nella misura in cui il privato non ne può disporre? Non è l’unica domanda. Mi chiedo ad esempio che senso ha spendere in questo modo risorse che potrebbero essere usate nella lotta agli incendi? Che senso ha, a fronte delle difficoltà anche finanziarie ad amministrare e gestire un patrimonio pubblico già vasto, aumentare questo patrimonio con un bene che è già, nei fatti, in cassaforte? Che senso ha tagliare fuori un investitore così anomalo, che ha dichiarato pubblicamente di voler investire in formazione, studio, contatti, scambi, ecosistemi? Non sarebbe più giusto spremerlo come un limone facendogli cacciare fuori idee e progetti, e approfondire così la conoscenza sulle sue vere intenzioni?
Le lascio lì, come domande. Non ho molti altri elementi, per ora. Ne tiro fuori una valutazione a naso, che è quella già detta sopra: acquistare Budelli e tagliare fuori Harte non ha molto senso. 
Per contribuire ulteriormente aggiungo tre links: uno rimanda ad un articolo in un blog, dedicato alla vicenda Budelli e che contiene spunti utili. Il secondo porta a una pagina sulla Blue Economy; un approccio molto interessante che si presenta come superamento della Green Economy e di certi suoi presupposti. Merita una lettura. Per completezza va detto che l’idea di Harte, di utilizzare Budelli come laboratorio naturale e come modello per lo studio di quel tipo di ecosistema, si basa sui principi della Blue Economy.
Il terzo Link rimanda al sito istituzionale del Parco Nazionale, ad una nota in cui si spiegano le ragioni della prelazione. A sostegno delle intenzioni del Parco, un intervento di Pecoraro Scanio e uno di Jimmy Ghione. Sì, Jimmy Ghione. Perché noi ci sforziamo di usare e abusare della fantasia. Ma alla fine la realtà ci fotte sempre. [LR]


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